Psicosi

Psicosi

Mentre i disturbi d’ansia, le nevrosi, le depressioni, ma anche i disturbi del comportamento, quelli psicosomatici ecc. sono avvertiti da chiunque come disturbi che possono avere pure un loro senso, una loro comprensibilità, è possibile cioè intuirne anche una logica e delle ragioni, i disturbi psicotici sono caratterizzati dalla loro assoluta incomprensibilità e stranezza, sembrano senza senso. In effetti chi ne soffre ha per così dire perso “il senso della realtà”: la caratteristica fondamentale della psicosi è infatti la perdita del collegamento con la realtà, poichè questa sembra fare molta paura al paziente, e viene avvertita come insostenibile e inaffrontabile.

 

Chi soffre di questo tipo di disturbo rifiuta inconsciamente la realtà condivisa, se ne ritira, si chiude ad essa e talvolta se ne costruisce un’altra tutta sua, non più condivisa dagli altri. Per esempio, nello psicotico, se la realtà, possibile, di essere amato da una donna gli fa per qualche motivo paura, se ne può costruire un’altra del tutto immaginaria dove tutte le donne diventano cattive e pericolose, o al contrario tutte lo amano, così egli non corre il rischio di incontrare quella che può amarlo veramente. Nasce così il delirio di essere perseguitato o, al contrario , di essere amato da tutte. Oppure, se può apparirgli insostenibile fare i conti con la propria realtà di essere umano che può avere anche dei limiti, può arrivare a costruirsi una realtà di onnipotenza, può arrivare a convincersi di essere un dio in terra. Nasce così il delirio di megalomania o di onnipotenza. Si intuisce facilmente il carattere tranquillizzante di queste neo realtà deliranti, la loro funzione di difesa nei confronti dell’angoscia che si può avvertire nel fare i conti con la realtà.

 

Un altro aspetto che caratterizza le psicosi, e le rende così diverse dalle nevrosi, è che spesso il soggetto non ha nessuna consapevolezza del suo disturbo, in quanto, come abbiamo visto, egli confonde la fantasia con la realtà. Quindi, mentre il nevrotico è nelle condizioni di potersi far carico di una richiesta di aiuto, lo psicotico non può, e spesso sono allora i familiari a rivolgersi al medico, o allo psichiatra o anche allo psicoanalista, essendo preoccupati dalla stranezza del proprio congiunto. In questi casi, quando la richiesta di aiuto proviene da altri è difficile se non impossibile avviare una cura, soprattutto di tipo analitico, perché in analisi è impossibile curare chi non lo richiede.

 

Tuttavia se la situazione viene affrontata con competenza, tatto e pazienza, trovando il modo per stabilire un legame di fiducia col paziente, allora è possibile che col tempo nel paziente possa maturare una maggiore consapevolezza del proprio disturbo e dunque manifestarsi la disponibilità ad una richiesta di aiuto, e anche la forza e la motivazione per affrontare una terapia finanche di tipo analitico.

In ogni caso la terapia delle psicosi, in genere, soprattutto agli inizi, non può che essere di tipo farmacologico, ma questo non esclude, anzi ancor più lo richiede, che lo psichiatra sia dotato, oltre che di capacità empatica, anche di tutte quelle competenze che lo mettano in grado di curare, non solo i sintomi, ma anche gli aspetti “relazionali”, in grado cioè di saper far crescere nel paziente la fiducia, la motivazione e la disponibilità anche a quelle altre prospettive di cura tali da permettere un lavoro anche sulle cause, e non solo sui sintomi.

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