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LA MASCHERA, LA VERITÀ, IL DESIDERIO

DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO • feb 15, 2018

il godimento dell'Altro


Forse non tutti sanno che la person a che noi siamo, e attraverso cui siamo riconosciuti, è in effetti quella " maschera " che, anche senza volerlo, indossiamo e con la quale ci presentiamo.
Persona infatti deriva, sia in latino, che in greco, dal termine etrusco " persu " che designava la maschera che indossava l'attore per incarnare appunto il " personaggio " che rappresentava.

Persona è dunque la maschera che incarna il personaggio che ognuno di noi ritiene di essere .

In questo senso potremmo dire che la maschera è l'apparizione in superficie della verità soggettiva e che nasconde dunque non il vero, ma il reale di ognuno di noi, quel reale che ci tormenta e di cui non vorremmo sapere perché, in quanto sconosciuto, ci fa orrore.
E' per questo che molte volte sentiamo i nostri pazienti, all'inizio delle loro analisi, dirci della loro paura che l'analisi possa "scavare dentro e far emergere le parti più brutte", manifestando con questo timore l'angoscia per il proprio reale soggettivo, per quel "nuovo" di cui non si sa ma che si vorrebbe arrivare a sapere .

Ma in che modo ognuno di noi arriva a costruire la propria maschera, che rivela di quella verità soggettiva che per questo Lacan diceva avere la "struttura della finzione"? Vi arriviamo attraverso l'Altro. Ancora una volta è Lacan a dircelo, in maniera mirabile, nello scritto intitolato " Giovinezza di Gide o la lettera e il desiderio " (Scritti vol. II , pag. 751): " L'ideale dell'Io , di Freud , si dipinge su questa maschera complessa, e si forma, con la rimozione di un desiderio del soggetto, attraverso l'adozione inconscia dell' immagine stessa dell'Altro che di questo desiderio ha il godimento insieme al diritto e i mezzi." Il che vuol dire, né più né meno, che -possiamo rassegnarci- in noi, ai nostri occhi e agli occhi del nostro prossimo, non c'è niente di più simile a noi stessi di quella maschera che noi prendiamo e indossiamo in seguito alla nostra identificazione simbolica con l'Altro , da noi considerato come colui che detiene il diritto e i mezzi di poter godere del nostro desiderio.

Per questo siamo continuamenti interessati all'Altro, se non tormentati: pensiamo che sia l'Altro ad avere l' "usufrutto" del nostro desiderio, a godere di quello che, essendo nostro, non è suo.

In questo senso, il concetto di godimento, in Lacan, è un concetto "giuridico", non psicologico, almeno nella misura in cui il godimento di cui si tratta è il godimento nell'Altro.

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Ma cos'è questo Fantasma di cui tanto si parla in psicoanalisi e non solo - anche se in altri ambiti per lo più declinato al plurale? Per dirla nella maniera più semplice possibile, il Fantasma, il Fantasma fondamentale per meglio dire, può essere immaginato come una sorta di griglia, di "schema" articolato, per lo più inconscio, attraverso cui affrontiamo, viviamo, interpretiamo la realtà che ci circonda, in particolare le nostre relazioni con l'Altro (e con noi stessi). Possiamo dire che il Fantasma è il modo attraverso cui il soggetto si suppone per l'Altro e come ritiene che l'Altro a sua volta lo supponga : una sorta di lente che interponiamo tra noi e il mondo e attraverso la quale filtriamo l'esperienza che ne facciamo. In altre parole, il Fantasma - che ognuno si costruisce a modo suo a partire sin dalle su più precoci esperienze di vita - è ciò che condiziona il modo attraverso cui ognuno di noi vive la propria vita, da quando è piccolo, fino a quando muore. Per Lacan, però, il Fantasma è almeno altre due cose: 1) una sorta di piattaforma "girevole" entro cui circola, si muove, "corre come un furetto", il desiderio , cercando continuamente dove collocarsi e soprattutto come uscirne; 2) una struttura che conferisce consistenza al soggetto , soprattutto quando deve affrontare ciò che non conosce, ciò di fronte a cui può sentirsi solo e perso, vale a dire il Reale , il reale soprattutto del proprio desiderio. Il Fantasma è dunque non solo ciò che ci condiziona e ci imbriglia, ma anche ciò che ci sostiene nei momenti decisivi. Lacan collega dunque il Fantasma al desiderio in quanto è attraverso di esso che il soggetto si illude di intravedere e acciuffare l'oggetto del proprio desiderio: " E' nelle maglie dell'articolazione del fantasma soggettivo che il desiderio compie i suoi giri senza trovarvi mai un punto di arresto: se è nel fantasma che il soggetto cerca da una parte l'aggancio del suo desiderio verso l'Altro, è nel fantasma stesso che vi trova dall'altra la difesa nei confronti dell'angoscia di precipitarvi del tutto ." (Lacan) Vuole dire che, se, da una parte, il Fantasma ci permette di tendere verso l'Altro , l'Altro del nostro desiderio, dall'altra, esso è anche ciò che ci permette di non "precipitarvi del tutto", per questo, nella famosa formula del fantasma ($◇⍺) , Lacan, tra il Soggetto ($) e l'oggetto del desidero (⍺) sceglie il "punzone" (◇) che indica una relazione di attrazione e di respingimento al tempo stesso. Ora, in conseguenza dell'esistenza del Fantasma soggettivo, il rapporto col mondo non può essere mai del tutto obiettivo e mai diretto, ma è sempre mediato, e dunque un po' "distorto" e "interferito" dal Fantasma stesso. E' soltanto attraverso l'esperienza psicoanalitica che si viene prima o poi a sapere di questo fantasma, e a riconoscerlo come proprio. Ed è soltanto in analisi che arrivare a riconoscere il proprio Fantasma, il poterci fare i conti, il poterlo "attraversare", come dice Lacan, ci aiutano a farci capire -e anche cambiare- molte cose di noi, il nostro modo di vivere, il nostro modo di amare e di godere, il nostro modo di stare al mondo, con i nostri simili, in maniera più sopportabile. #fantasmasoggettivo #fantasmafondamentale #desiderio #reale #esperienzasoggettiva
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