Dott. Egidio T. Errico
psicoanalista, psicoterapeuta, psichiatra.

"La psicoanalisi è un'opportunità... un'opportunità di ripartire.

J. Lacan

"La Psicoanalisi rappresenta ancora la più coerente e intellettualmente soddisfacente visione della mente tra quelle di cui disponiamo"

Eric Kandel, premio Nobel per la Neurofisiologia

Dott. Egidio T. Errico

Psicoanalisi, Psicoterapia, Psichiatria


Medico e Psicoanalista, specializzato in Neurologia, Psichiatria e Psicoterapia, sono stato  Socio Ordinario e Docente  della  Società Italiana di Psicoterapia Psicoanalitica.

Attualmente insegno Clinica Psicoanalitica presso la Scuola di Specializzazione in psicoterapia psicoanalitica lacaniana PSICOMED.

Le cure che pratico - attraverso un'esperienza clinica, pubblica e privata, ormai trentennale - sono prevalentemente la psicoterapia e la psicoanalisi ad orientamento lacaniano.

Posso aiutare chiunque, avvertendo problematiche o sintomi fonte di sofferenza psichica, desideri di poterne conoscere le cause e saperne di più su se stesso, nella prospettiva di ottenere una maggiore padronanza sulle proprie difficoltà e, dunque, superare e risolvere la sofferenza e il disagio psicologico in maniera più stabile e duratura, potendo così vivere più pienamente e con maggiore soddisfazione la propria vita.

Attraverso colloqui clinici attenti ed approfonditi valuto, insieme al paziente, il tipo di percorso o i metodi di cura maggiormente indicati ed adeguati alle condizioni cliniche e alla esigenze terapeutiche di ciascuno.


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L'ORIENTAMENTO TERAPEUTICO

L'orientamento terapeutico prevalente, laddove ne ricorrano le condizioni, è quello della psicoterapia lacaniana.


Tale approccio è da molti considerato oggi quello, maggiormente in linea con gli attuali sviluppi della psicoanalisi freudiana, dimostrandosi particolarmente efficace nel trattamento del disagio psicologico e tale da consentire una più stabile e duratura riorganizzazione delle proprie condizioni di salute mentale e dei propri affetti per una vita più soddisfacente, in rapporto a sé e agli altri.


In altri casi, le cure possono avvalersi anche di psicoterapie brevi, supportive o centrate sul sintomo, o anche di tipo farmacologico.


PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

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Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 28 agosto 2026
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Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 22 agosto 2026
Psicoterapie in presenza e psicoterapie online Negli ultimi anni il ricorso alle piattaforme digitali per la comunicazione tra le persone e' cresciuto in modo esponenziale. In questo scenario si e' sviluppata anche l'offerta di psicoterapie online, oggi sempre piu' diffusa e facilmente accessibile. Siamo di fronte ad un cambiamento rilevante, che indubbiamente ha avuto il merito di ampliare le possibilità di un incontro tra pazienti e professionisti della salute mentale, soprattutto in situazioni di distanza, malattia, di lavoro o di altre condizioni che rendono impossibile la presenza fdi persona. Questa maggiore accessibilità, tuttavia, non dovrebbe far perdere di vista un punto essenziale: una psicoterapia non è mossa semplicemente con il bisogno di aiuto , né può essere ridotta a una prestazione d'urgenza da attivare nell'immediatezza della richiesta. Certo, quando una persona soffre, è comprensibile che avverta prima di tutto un bisogno: quello di stare meglio, di essere alleviato dalla propria sofferenza, liberato dal sintomo di trovare qualcuno che la ascolti e la aiuti nel più breve tempo possibile. L'attesa, quando irrompe una sofferenza, può alimentare la fantasia di non poter guarire mai più. Il bisogno di cure immediate è perciò legittimo e va accolto con comprensione, empatia e rispetto. Ma un percorso psicoterapeutico, soprattutto quando non può prescindere dall'ascolto del soggetto direttamente interessato richiede qualcosa in più: richiede che, accanto al bisogno, possa emergere anche un desiderio . Vale a dire la disponibilità soggettiva a interrogare la propria sofferenza, a sostenerne la domanda di aiuto nel tempo, a non ridurre la cura alla ricerca di una soluzione immediata. Perché il modo attraverso cui si accede a una psicoterapia non è affatto secondario: un percorso comincia già nel momento in cui il paziente si attiva nella ricerca di un terapeuta, prova ad orientarsi, sceglie a chi rivolgersi oer affidargli la propria parola. In questo gesto iniziale c'è già un'assunzione personale della domanda di cura. Non si tratta semplicemente di trovare "qualcuno disponibile", ma di iniziare a prendere parte attiva al proprio percorso. Allo stesso modo, anche dal lato del terapeuta, la risposta alla domanda di cura non dovrebbe mai ridursi alla sola necessità di fornire una prestazione o di occupare rapidamente uno spazio di lavoro. Accogliere una domanda psicoterapeutica significa prendersi il tempo per ascoltarla, comprenderla e valutarla con responsabilità. In questo senso, la fretta e la standardizzazione rischiano di impoverire tanto la richiesta quanto la risposta. Per questo è utile distinguere tra due modelli molto diversi di accesso alla cura online. Da un lato vi sono strumenti digitali che facilitano l'incontro tra domanda e offerta senza sostituirsi alla scelta del paziente: in questi casi la piattaforma può essere un mezzo utile, anche prezioso, per rendere possibile il contatto o garantire continuità al percorso. Dall'altro lato vi sono però modelli che tendono a trattare la psicoterapia secondo una logica di consumo: tutto deve essere veloce, semplice, immediato; il terapeuta viene selezionato da terzi o abbinato tramite criteri standardizzati; la complessità della domanda soggettiva viene compressa dentro procedure pensate per ridurre tempi e incertezze. E' proprio qui che si apre una questione cruciale. La psicoterapia non e' un servizio "on demand" , né un intervento assimilabile a un pronto soccorso emotivo. Anche quando nasce da una sofferenza urgente - e spesso accade - essa non può esaurirsi nella promessa di una soluzione pronta e impersonale. La cura psicologica richiede tempo: tempo per formulare la domanda, tempo per ascoltarla, tempo per comprendere che cosa sia realmente in gioco per quel soggetto. Questo non significa negare il valore delle sedute a distanza. Al contrario, in molti casi esse possono essere utili, talvolta persino decisive. Possono rappresentare una risorsa importante quando non vi sono alternative praticabili, oppure possono accompagnare efficacemente alcune fasi del percorso. Il punto, però, è che l'online funziona davvero come risorsa clinica quando resta inserito in una cornice di lavoro seria, fondata sulla responsabilità etica, sulla continuità e sulla qualità della relazione terapeutica. Diventa invece più problematico quando favorisce passività, delega ad altri della domanda e aspettativa di cure rapide e risolutive. Deve essere però chiaro che una riflessione critica su questi dispositivi non deve essere scambiata con un giudizio sui pazienti che vi ricorrono, né sui giovani terapeuti che vi lavorano. Chi soffre cerca spesso l'aiuto possibile nelle condizioni di cui dispongono, e molti professionisti, soprattutto all'inizio del loro percorso, operano in contesti difficili, eppurecon grande impegno e serietà e competenza. La questione, dunque, non riguarda le persone, ma il rischio che intorno alla sofferenza psichica si possa costituire e consolidare un sistema sempre più orientato alla semplificazione commerciale della cura. Alla salute mentale va assicurata certamente accessibilità. Ma le vanno riconosciuti anche il tempo, la competenza e il rigore rigore che merita. Sensibilizzare a un corretto accesso alla psicoterapia significa allora ricordare che la domanda di aiuto non deve essere un passaggio puramente tecnico o burocratico. E' già parte della cura. Rispondere correttamente a quella domanda non significa soltanto offrire disponibilità immediata, ma saper costruire le condizioni per un incontro autentico, in cui il soggetto possa trovare non una soluzione preconfezionata, ma uno spazio di parola, di ascolto e di elaborazione personali. In questo senso, le psicoterapie online non sono da rifiutare in quanto tali. Vanno però pensate e utilizzate con attenzione, evitando che l'innovazione tecnologica finisca per prendere il posto di ciò che nella cura resta essenziale: il tempo, la responsabilità, la scelta e la relazione .
Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 17 maggio 2026
Il fondamento di ogni relazione umana - che sia tale da permettere un autentico scambio dialettico interpersonale - è il riconoscimento dell'Altro come essere separato, dotato di un desiderio suo proprio e di una volontà autonoma. Il riconoscimento cioè che l'Altro è un altro da sé e non un altro di sé. Tuttavia, nei diversi contesti umani, questo riconoscimento dell'alterità dell'Altro non è garantita, non è scontatta. Perché? Perché spesso ci ritroviamo in relazioni nelle quali facciamo la dolorosa esperienza di non essere ascoltati, di non essere tenuti in debita considerazione, di non essere riconosciuti come soggetti dotati di una propria autonomia di pensiero? La psicoanalisi può mostrarcene le ragioni ed offrirci la possibilità di comprendere come e perché possano stabilirsi tali dinamiche, quali ne siano la logica e la struttura, e perché possono essere definite come perverse, allargando così il campo delle Perversioni da quello di certi comportamenti sessuali a quello di relazioni interpersonali caratterizzate dal rifiuto sistematico di riconoscere nella'Altro una soggettività sua propria, distinta e separata da sé. E' il Padre della Psicoanalisi, Sigmund Freud, ad individuare per primo il meccanismo centrale della perversione come Verleugnung, ossia, in italiano, come "diniego", "ripudio". Per Freud, il perverso è colui che si rifiuta di accettare la realtà della "castrazione", ovvero l'esistenza di un limite, di una mancanza, di una diversità irriducibile tra sé e l'Altro. La Verleugnung non è una semplice negazione, è di più, è una "doppia negazione": 𝑁𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑖 𝑚𝑎𝑛𝑐𝑎 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎, 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑒̀ 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑒 𝑐𝑜𝑠𝑒 𝑠𝑖𝑎𝑛𝑜 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑟𝑠𝑒 𝑑𝑎 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑚𝑒 𝑙𝑒 𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑜, 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑒 𝑙𝑎 𝑟𝑒𝑎𝑙𝑡𝑎̀ 𝑚𝑖 𝑑𝑖𝑐𝑒 𝑖𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑟𝑎𝑟𝑖𝑜. È una posizione categorica e irriducibile di disconoscimento della realtà, e della verità oggettiva. Una posizione che, per essere sostenuta e conservata nella sua operazione di diniego, deve servirsi - questo è un punto importante - della scissione inconscia dell'Io, ossia della separazione e del disconoscimento di quella parte di sé che non può non riconoscere come stanno effettivamente le cose. Il diniego non è dell'ordine del delirio, non è una falsa verità, è l'odio per la verità e l'odio, prima che nei confronti dell'Altro e della sua verità, nei confronti di quella parte di sé che, riconoscendo la verità vera, non può ammetterla, ma solo trattenerla come una traccia crepuscolare. J acques Lacan riprende e approfondisce l'intuizione freudiana, spostando il focus dalla castrazione individuale a quella dell'Altro (il partner, la società, il linguaggio stesso). I l perverso non tollera che l'Altro sia "bucato" , mancante. Perché? Perché se l'Altro è incompleto e ha un proprio desiderio, allora può porre un limite al godimento del soggetto. Il perverso, invece, mira a un godimento assoluto, senza ostacoli. Non sopporta che il proprio godimento possa essere interdetto o messo in discussione dal desiderio dell'Altro. La sua missione diventa quindi quella di "tappare il buco" nell'Altro , di renderlo un partner completo, uno strumento prevedibile e funzionale al proprio godimento. Qui cogliamo la differenza cruciale con la struttura nevrotica. Se il perverso non tiene in alcun conto il desiderio dell'Altro, il nevrotico, al contrario, ne è talmente dominato da sottomettervisi completamente, al punto di dimenticare il proprio. Il nevrotico soffre immensamente del desiderio dell'Altro: lo riconosce, se ne fa carico, vi accondiscende o vi si ribella, ma non ne nega mai l'esistenza. Se la posizione del perverso nei confronti della mancanza dell'Altro è della d oppia negazione , quella del nevrotico è di un doppio riconoscimento : sia del desiderio dell'Altro, che della propria sofferenza nel temere di non potervi aderire del tutto. Tuttavia, questo doppio riconoscimento, per quanto doloroso, apre a una dialettica possibile con l'Altro. Nel preverso, invece, il diniego radicale delle ragioni dell'Altro chiude ad ogni possibile dialogo. Se il nevrotico è in una relazione dialettica infinita con l'Altro, il perverso se ne tira radicalmente fuori: valgono solo le sue ragioni. Il perverso non nega semplicemente la volontà dell'Altro, nega la validità stessa della sua esistenza come soggetto pensante e desiderante. In questo modo, il perverso confonde e fa vacillare la realtà dell'interlocutore, imponendo la propria come l'unica verità possibile. Questo è il cuore della posizione di godimento del perverso: l'annullamento della differenza. Una posizione che può sfociare in vere e proprie tragedie, come il fenomeno dello Stalking o dei femminicidi, nei quali viene soppressa, non la volontà dell'Altro, ma l'Altro stesso in quanto soggetto di una volontà diversa e intollerabile E tuttavia, spesso, la relazione perversa non è unilaterale, ma si nutre di una complicità inconscia. I due partner creano un "patto diabolico" in cui entrambi collaborano per distruggere la castrazione, la mancanza, in sé stessi e nell'altro. Il desiderio, che nasce dalla mancanza e fonda l'amore, viene sostituito dai godimenti complementari ldei due partner: Il godimento di chi plagia si incastra perfettamente con il godimento di chi si lascia plagiare, in un gioco che scongiura il rischio evidentemente più temuto, quello di amare davvero, ovvero di accettare l'incompletezza reciproca. In conclusione, la perversione non è solo una categoria diagnostica, ma una modalità relazionale che si basa sul disconoscimento della separazione fondamentale tra sé e l'Altro. È perverso ogni atteggiamento, individuale o collettivo, che neghi la legittimità delle istanze altrui per proteggere un godimento soggettivo. La Storia offre esempi terrificanti di questa logica: l'Inquisizione, le crociate, i totalitarismi. Sono tutti sistemi che si fondano sull'imposizione di un'unica Verità e sulla sistematica, violenta eliminazione di ogni posizione discordante. Sono la manifestazione di un rifiuto radicale di quella differenza che, invece, è il fondamento stesso dell'amore e della vita.
Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 10 maggio 2026
La tesi più radicale e spesso fraintesa di Jacques Lacan è quella che egli riassume nel celebre aforisma: 𝑛𝑜𝑛 𝑐'𝑒̀ 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒. Questo non significa, banalmente, che gli esseri umani non facciano sesso tra di loro o che non vi siamo atti sessuali. Significa qualcosa di molto più profondo, ossia che non esiste una formula, un codice naturale che possa scrivere la relazione tra un sesso e l'altro, che possa prestabilirla una volta per tutte, che possa predeterminarne l'armonia, garantirne il funzionamento ottimale e il successo. Non esiste una matematica del sesso umano, una sua scrittura, tanto nella biologia, quanto nell'inconscio stesso. A differenza degli animali, guidati dall'istinto che crea un rapporto fisso e funzionale alla specie, l'essere umano, essendo immerso nel linguaggio, ha perso per sempre questa bussola biologica. Siamo 𝑝𝑟𝑖𝑔𝑖𝑜𝑛𝑖𝑒𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎, e questo ha due conseguenze fondamentali. In primo luogo, 𝐼𝑙 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒̀ 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑚𝑒𝑑𝑖𝑎𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙 𝑠𝑖𝑔𝑛𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑛𝑡𝑒: non ci accoppiamo, mettiamo in scena una fantasia. Non desideriamo l'Altro in sé, ma l'oggetto causa del nostro desiderio ((𝑜𝑔𝑔𝑒𝑡𝑡𝑜 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑜 𝑎)) che presumiamo l'Altro possegga. Ogni atto sessuale non è un incontro tra due nature che si completano, ma un complesso dialogo tra due mondi inconsci, due fantasie che solo per un breve istante possono sperare di sovrapporsi, senza mai combaciare del tutto. Il sesso allo 𝑠𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑟𝑜 è impossibile perché la parola si è insinuata tra noi e il reale del corpo, rendendo ogni esperienza irrimediabilmente soggettiva e filtrata dal significato. In secondo luogo, i rispettivi godimenti non sono complementari. Non esiste un godimento "della coppia" che nasca dalla fusione di due metà. Esiste il godimento di un soggetto e il godimento di un altro soggetto. L'idea di 𝑓𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑑𝑢𝑒 𝑢𝑛𝑜 è l'illusione per eccellenza. Prova ne è la persistenza dell'autoerotismo: una parte del godimento del corpo resta sempre privata, solitaria, non condivisibile e non traducibile nel linguaggio dell'Altro, irrimediabilmente esclusa dalla dialettica discorsiva dell'amore. 𝑂 𝑠𝑖 𝑝𝑎𝑟𝑙𝑎 𝑜 𝑠𝑖 𝑔𝑜𝑑𝑒, potremmo dire, estremizzando i due registri, del reale del corpo e del simbolico del linguaggio È il 𝑔𝑜𝑑𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑈𝑛𝑜, che resiste all'ingresso nel legame a due. A questo punto, cosa riempie il vuoto lasciato dall'assenza di un 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 scritto dalla natura? 𝐋'𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞. Lacan afferma che 𝑙'𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑠𝑜𝑝𝑝𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒 𝑎𝑙𝑙'𝑎𝑠𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒. L'amore è il discorso, l'invenzione, la costruzione poetica con cui tentiamo di dare un senso a questo 𝑛𝑜𝑛-𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜. È il legame che si sforza di creare un ponte sull'abisso che separa due godimenti. Mentre il sesso rivela la disgiunzione fondamentale, l'amore è la promessa (sempre illusoria, ma necessaria) che un'unione sia possibile, che il godimento dell'Altro possa essere compreso e condiviso, che da due si possa davvero diventare Uno. Amare, in questa prospettiva, diventa un atto etico di straordinaria complessità. Non significa trovare 𝑙'𝑎𝑙𝑡𝑟𝑎 𝑚𝑒𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑚𝑒𝑙𝑎 di Aristofane che ci completa. Amare significa tollerare la crepa che ci divide dall'Altro, accettare che l'Altro rimarrà sempre un mistero, con un nucleo di godimento inaccessibile. Amare significa amare la mancanza dell'Altro (𝑎𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑒̀ 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑖 ℎ𝑎, dice Lacan), significa saperci fare con il reale del sesso, ossia vivere la sessualità non con la pretesa di una fusione totale, ma con la consapevolezza della distanza, trovando una meraviglia proprio in quel tentativo, sempre rinnovato e sempre parzialmente mancato, di toccare l'irraggiungibile alterità dell'Altro. Perché questa coesistenza di unione (l'amore) e disgiunzione (il sesso) sia possibile e sostenibile in una coppia, occorre che entrambi i partner dispongano di un Significante speciale, che presiede a tutti i significanti, e che Lacan chiama il 𝐅𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨, vale a dire quell'iscrizione etica che orienta il desiderio e disciplina il godimento. L'amore diventa allora quella meravigliosa e talvolta infernale invenzione che ci permette di 𝑓𝑎𝑟 𝑓𝑖𝑛𝑡𝑎" 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑠𝑒𝑠𝑠𝑢𝑎𝑙𝑒 𝑒𝑠𝑖𝑠𝑡𝑎, e in questo far finta si gioca tutta la ricchezza, la tragedia e la bellezza della vita umana. @follower Per approfondire: https://www.egidioerrico.com/cosa-la-psicoanalisi-ha-da-dire-sullamore-e-sul-sesso
Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 9 maggio 2026
La madre porta con sé il segreto indicibiledel significato del proprio bambino
Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 23 aprile 2026
IL DESIDERIO È SEMPRE PER UN CORPO, L'AMORE È SEMPRE PER UN NOME, IL NOME DI QUEL CORPO . Il titolo, sebbene non sia una citazione letterale di Lacan, è una sintesi del suo insegnamento sulla complessa dialettica tra amore e desiderio. Approfondiamo l’argomento, mantenendoci all’interno della teoria lacaniana. L'aforisma del titolo si scompone in due movimenti principali che si unificano nel finale. 1. Il Desiderio è sempre per un Corpo. Per Lacan, il desiderio (désir) non è né il bisogno (biologico, che può essere soddisfatto, come la fame) né la domanda (la richiesta articolata all'Altro, che è sempre una domanda d'amore). Il desiderio nasce proprio dallo scarto tra il bisogno e la domanda. È un resto, un'eccedenza, ed è per sua natura inconscio, indistruttibile e metonimico: scivola incessantemente da un oggetto all'altro senza mai trovare un appagamento definitivo. Cosa significa che è per un corpo? In primo luogo che il desiderio non si rivolge alla persona colta nella sua totalità, ma è innescato da un "oggetto parziale", quello che Lacan chiama “oggetto piccolo a” (objet petit a). Questo non è un oggetto reale che si può possedere, non è un oggetto meta del desiderio, ma ne è la causa fantasmatica. Il corpo dell'altro diventa il luogo, il palcoscenico, in cui immaginiamo di poter trovare questo oggetto perduto: uno sguardo, una voce, un seno, un certo modo di muoversi. Il corpo è il supporto materiale del nostro fantasma fondamentale. In secondo luogo che il desiderio si muove prevalentemente nel registro dell'Immaginario. Desideriamo l'immagine dell'altro, il corpo come Gestalt, come forma che promette una completezza che a noi manca. È una relazione duale: "io" desidero "quel corpo" perché immagino che possa colmare la mia mancanza (manque-à-être). Infine perché, in quanto legato all'oggetto parziale e all'immagine, il corpo del desiderio è, per il suo carattere metonimico, intercambiabile . Finito l'incanto di un corpo, il desiderio può facilmente spostarsi su un altro che sembra incarnare meglio, o in modo nuovo, l'objet petit a. Il desiderio è seriale. In sintesi, con la prima parte dell'aforisma volio dire che il desiderio è radicato nella pulsione, si aggancia a frammenti del corpo dell'altro e opera in una logica di consumo e sostituzione, senza mai raggiungere una vera soddisfazione. 2. L'amore è sempre per un Nome, il Nome di quel Corpo. Qui la prospettiva cambia radicalmente. L' amore , a differenza del desiderio, si colloca nel registro del Simbolico . Il "Nome" non è da intendersi come il semplice nome anagrafico, ma ha una precisa valenza simbolica: è il modo attraverso cui i nostri genitori hanno deciso come saremo riconosciuti nella nostra singolaritàtà e insostituibilità. È la funzione simbolica che iscrive un soggetto in un ordine, in una genealogia, in una storia. Il Nome rappresenta l'unicità irriducibile del soggetto, la sua particolarità assoluta all'interno del linguaggio e della cultura di appartenenza. Il Nome è ciò che fa di un esistenza biologica un essere umano, che imprime alla nuda vita il carattere dell'eternità : di ognuno di noi muore il corpo, ma non il Nome. Quel Nome che fa di un individuo quel soggetto e non un altro. Amare qualcuno significa amare questa sua singolarità, questo suo "Nome": l ’amore è sempre per un nome , dice Lacan. L'amore è il movimento che permette di superare la visione dell'altro come mero corpo-oggetto per riconoscerlo come soggetto. Si ama la sua mancanza, la sua "castrazione" simbolica, la sua finitezza. Come dice Lacan, amare è dare ciò che non si ha . Si offre la propria mancanza alla mancanza dell'altro, creando un legame che non si basa sul possesso ma sul riconoscimento reciproco di un'incompletezza. Si ama il Il Nome di quel Corpo vuole indicare la congiunzione cruciale dell'amore a quel corpo e solo a quel corpo. L'amore non è un'astrazione platonica. È l'atto che salda la singolarità simbolica (il Nome) a un corpo particolare e contingente . L'amore opera una sorta di "miracolo": fa sì che tra tutti i corpi desiderabili del mondo, uno solo diventi insostituibile. Perché? Perché quel corpo diventa il significante del Nome che amiamo. Il corpo cessa di essere un oggetto intercambiabile e diventa l'incarnazione necessaria di quella soggettività unica. L'aforisma descrive dunque la funzione dell'amore come ciò che àncora il desiderio e che, come dice Lacan, lo umanizza. Senza amore, il desiderio è condannato a un'erranza infinita, a una ricerca senza fine del corpo perfetto che possa incarnare l'objet a , una ricerca destinata al fallimento e alla ripetizione. È la logica del Don Giovanni: ogni corpo è desiderabile ma nessuno è indispensabile. L'amore interviene a interrompere questa catena metonimica. Opera una metafora : la sostituzione di un significante con un altro. Il corpo dell'amato viene elevato a significante dell'unicità assoluta del soggetto. L'amore dice: " Desidero questo corpo non perché ha questo o quel frammento che cattura la mia pulsione, ma perché è il corpo di questo Nome, di questa persona unica che per me non ha eguali ". In questo modo, l'amore non nega il desiderio, ma lo riorienta, lo stabilizza. Permette di desiderare sempre lo stesso corpo, non per abitudine, ma perché in quel corpo si continua a incontrare il mistero e l'unicità del Nome amato.  L'amore è ciò che permette il passaggio dal desiderio di un corpo al desiderio di quel corpo, il corpo che porta con sé il segno indelebile di un Nome.
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In un mondo dominato da un pragmatismo che riduce le condotte umane a puri comportamenti più o meno adattivi, che cancella le esperienze soggettive come la gioia, l’angoscia, l’amore o la sofferenza, ritenendole l’esito di una meccanica cerebrale, e che tende a concepire l’umano come un puro elemento di calcolo economico, la psicoanalisi restituisce all’essere parlante e all’esperienza umana la sua dignità, dando voce ai soggetti uno per uno e considerandoli nella loro assoluta individualità.

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Affidarmi al dottor Errico è stato un punto di svolta fondamentale nel mio percorso personale. Con grande sensibilità e professionalità mi ha aiutato a dare un nome al dolore e, passo dopo passo, a trasformarlo in consapevolezza e forza. Un accompagnamento umano e concreto che ha lasciato un segno profondo e duraturo.

Guido S.

2026

Ho intrapreso un percorso di terapia, dopo diversi e meno efficaci approcci.

Il risultato è più che positivo.

Sono cosciente del fatto che l'analisi di se stesso sia un viaggio infinito, ma grazie a lui ho "migliorato" il modo di intraprendere il viaggio.

Consiglio a tutti un'aiuto alla lettura di se stessi presso il Dott.Errico.

Paolo S.

2025

Il percorso con il dottor Errico è stato uno dei passaggi più profondi e trasformativi della mia vita.

Non solo mi ha aiutato a riconoscere e attraversare il dolore, ma mi ha accompagnato — con rispetto, fermezza e umanità — nel recupero di una forza che credevo perduta.


Giorgio P.

2025

"Un vero psicoanalista molto preparato e di grande esperienza. "




Luisa T.

2023

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Essere psicoanalista, è semplicemente aprire gli occhi a questa evidenza che non c'è niente di più pasticciato della realtà umana.”

Jacques Lacan

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