La clinica contemporanea

La clinica contemporanea è sempre più una clinica che si muove nell'ambito del paradigma delle psicosi, più che delle nevrosi. Vale a dire che abbiamo sempre di più a che fare con soggetti dominati dall'angoscia del vuoto e della inconsistenza e che pertanto tendono ad organizzarsi intorno a strutture identificatorie di tipo narcisistico, ripiegate su se stesse e costrette a modalità di comportamento per lo più impulsivo, dove l'azione prevale su pensiero e l'apparenza sull'essere e dove l'Altro non è concepito come soggetto di domanda, quindi di desiderio, ma il simile da cui difendersi, o da cui dipendere o da sfruttare come oggetto spesso complice di godimento. Dunque non più la clinica del desiderio, della domanda, dell'amore appunto, ma la clinica dell'assenza del desiderio e del bisogno di tutto e subito, del narcisismo, del cinismo e del disprezzo sistematico. Quindi sì, possiamo dire con Recalcati dell'antiamore, in quanto il sintomo di oggi è in fondo espressione della impossibilità a concepire la mancanza, e dove non c'è mancanza, riconoscimento di essere mancante, non ci può essere nessuna possibilità di amare. Amare significa una sola cosa: poter dire a qualcuno mi manchi. Come ricorda Lacan il vero problema è l'esistenza di un'unica mancanza: la mancanza della mancanza. Naturalmente questo ha comportato un cambiamento delle presenze negli studi analitici e cambiamenti nel modo di accogliere e rispondere analiticamente. Sarebbe molto complesso affrontare qui la questione delle variazioni di assetto e di tecnica dell'analisi di oggi, ma basti pensare al fatto che in genere questi pazienti chiedono aiuto senza farne domanda, cioè sono portatori più che di una domanda, di un imperativo categorico: aiutami a mettere le cose a posto nel più breve tempo possibile. Ciò che li porta non è il riconoscimento di avere delle difficoltà su cui interrogarsi e chiedere "ma questo che vuol dire?", ma inceppi (per esempio il panico, o una fobia, o una strana immotivata angoscia) da eliminare nel più breve tempo possibile e del tutto. Quindi i pazienti di oggi cercano un aiuto tecnico, ponendosi in una posizione passiva (chi non può fare domanda e riconoscere di avere qualcosa da poter capire, ma solo inceppi o guasti che qualcuno pagato ad hoc deve aggiustare, è sempre una posizione passiva) e dunque nella impossibilità di accedere ad un transfert. Allora in maniera dl tutto analoga alla clinica dell'antiamore, la richiesta di oggi presume una terapeutica dell'antianalisi. Eppure anche partendo da posizioni così antianalitiche, analisi pure si impiantano e questo grazie proprio allo straordinario contributo alla clinica di oggi di Autori come Winnicott e soprattutto, a mio avviso, Lacan e ovviamente ai tanti psicoanalisti di oggi che lo hanno saputo cogliere e non si sono lasciati abbindolare dalle mire della terapeutica del cognitivismo o dell'intersoggettivismo, interventi assolutamente funzionali alla logica invece di una clinica senza domanda e senza transfert.

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