Il timore del cambiamento (D. Scapaticci)

Il timore legato alla scelta di un cambiamento (sia esso riferito allo stile di vita, a un progetto, ad una relazione e via dicendo) credo abbia a che fare, molto più spesso di quanto si pensi, non tanto con la domanda "e se poi finisce male?", quanto con la domanda "e se poi finisce bene?". Per quanto paradossale possa apparire, l'immobilismo che sopraggiunge di fronte ad una scelta che apre al cambiamento è un meccanismo che difende da un orizzonte di realizzazione e non di fallimento.

Il fallimento, dopotutto, porta con sé la possibilità di riprovare e lascia aperte di nuovo tutte le porte: il realizzare, al contrario, chiude le porte per lasciarne aperta solo una, per quanto desiderata. E' questa, di fondo, una delle impasse della nevrosi. Più precisamente, come scrive Lacan, il nevrotico (ossessivo) "in fin dei conti non teme niente di più di quello a cui immagina di aspirare: la libertà dei suoi atti, dei suoi gesti e, se posso esprimermi così, lo stato di natura. I compiti della natura non sono il suo forte, e nemmeno qualsiasi cosa lo lasci unico padrone a bordo insieme a Dio -se così posso esprimermi- ossia le funzioni estreme della responsabilità (...)" ( Sem. VIII, p.281 )

Share by: