Il piacere della scoperta (D. Scapaticci)

Rievocare persone, luoghi o avvenimenti legati a un tempo passato della nostra vita li rende innegabilmente, per il solo fatto di appartenere ormai soltanto alla memoria, più desiderabili e carichi di un fascino malinconico che nessun oggetto presente può eguagliare. D'altra parte già Freud, in "Tre saggi sulla teoria sessuale", scriveva che "trovare l'oggetto significa in realtà ritrovarlo", ponendo in rilievo lo stretto legame fra il movimento del desiderio e il movimento del "ritrovare". In questo senso, già solo nell'atto del ricordo, ognuno può sperimentare il piacere di un illusorio "ritrovamento": il ricordo è in qualche modo una traccia della Cosa e ricordare è il suo godimento. Il piacere insito nella rievocazione del tempo passato sembra quindi essere una sorta di fuga immaginaria rispetto al reale della mancanza che governa la vita al presente.

"L'oggetto come tale è per sua natura perduto. Non sarà mai ritrovato. Qualche cosa intanto sta lì, aspettando qualcosa di meglio, oppure aspettando qualcosa di peggio, comunque aspettando. Il mondo freudiano, ossia quello della nostra esperienza, comporta che ciò che si tratta di ritrovare sia questo oggetto, das Ding, in quanto Altro assoluto del soggetto. Lo si ritrova tutt'al più come rimpianto. Non è lui che si ritrova, ma le sue coordinate di piacere." (Lacan, Sem. VII, p.62 )

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