INTRODUZIONE ALL'ALTRO: PERCHE' NON SIAMO PIANETI.

INTRODUZIONE ALL'ALTRO: PERCHE' NON SIAMO PIANETI.

Alcune psicoterapie non psicoanalitiche, come ad esempio la psicoterapia cognitiva, la psicologia dell'Io e tutta la cosiddetta psicoanalisi post-freudiana in effetti puntano a favorire il recupero di quelle funzioni cosiddette dell'io, in maniera tale che un soggetto, identificato essenzialmente nelle articolazioni di queste funzioni, possa coincidere esattamente con questo Io e dunque con i modi più efficaci attraverso cui può aver la meglio su quei due mondi intorno a cui egli gravita, vale a dire il mondo esterno e quello interno.


In questo modo esse non fanno altro che dotare il soggetto umano di sostanza, una sostanza che costituisce questo suo Io, e che come tale può entrare dunque in un rapporto di funzioni, e non in effetti di relazioni, sia con la realtà esterna che con quella interna, alla quale se pure viene lasciato il nome di inconscio, lo è solo per designare ciò che deve dall'Io essere governato e messo nelle condizioni di non inficiarne le funzioni, o, nel migliore dei casi, per trarne felice ispirazione. In effetti è nella buona sostanza dell'Io e nel suo corretto funzionamento che, secondo tali approcci, risiede la salute dell'uomo, mentre è nel grado attraverso cui l'Io si lascia mettere in scacco o dalle insidie del mondo esterno, o dalle pressioni del mondo interno e dalle istintuali, primitive, caotiche tensioni da esso provenienti che risiede la malattia di curare con la psicoterapia. 
L'essere umano è dunque concepito come una sostanza che in quanto tale ha la sua densità, il suo peso, il suo spessore e tutta quella serie di parametri di misurabilità che, se giusti e corretti, ne garantiscono il suo miglior grado di funzionamento. Anche i rapporti tra questi soggetti/masse sono espressione del buon funzionamento dei loro rispettivi Io e sono dunque regolati da leggi di natura, come le leggi gravitazionali regolano i rapporti tra pianeti. Lacan è forse il primo a vedere infatti in tale concettualizzazione sostanziale e funzionale del soggetto umano la sua riduzione al rango di un pianeta se all'inizio della lezione XIX del Seminario II dice: "Non siamo per niente simili ai pianeti, lo tocchiamo con mano in ogni momento, ma ciò non ci impedisce di dimenticarlo. Abbiamo sempre la tendenza a ragionare degli uomini come se si trattasse di lune, calcolando la loro massa, la loro gravitazione". E' proprio con questo richiamo, questo richiamo al fatto lapalissiano che non siamo pianeti -e dunque che il consesso umano non può essere concepito in termini di un sistema di movimenti gravitazionali tra soggetti, sempre uguale e prevedibile una volta regolatone masse e funzioni ottimali- che Lacan, a mio avviso, apre di fatto il suo discorso sulla psicoanalisi come la psicoanalisi del ritorno a Freud e della concezione del Soggetto umano, non in termini di sostanza, ma di struttura: struttura di desiderio, struttura di riconoscimento, struttura di domanda rivolta all'Altro, che non è l'altro pianeta, ma quell'altro di se stesso in cui il soggetto umano si trascende, quell'altro che è prima di tutto il suo inconscio. Non per niente il titolo stabilito da Miller di questa lezione è "Introduzione all'Altro". E' dunque in questa struttura significante del suo discorso con l'Altro che si costituisce il Soggetto lacaniano e della psicoanalisi freudiana, ed è nella possibilità di arrivare a poterne sostenerne le pieghe, le incertezze, gli smarrimenti senza d'altra parte rinunciare a riconoscersene il soggetto che mira la cura psicoanalitica, riconoscendo in ciò che strutturalmente manca e non in ciò che sostanzialmente riempie, il cardine della salute mentale dell'essere umano.

Share by: